Intervista telematica a Francesca Ventura (6 Settembre 2010)

Francesca Ventura nasce a Roma (RM) il 27 Dicembre del 1956 (Capricorno). Debutta come attrice teatrale al fianco di Vittorio Gassman e Arnoldo Foà. Apparsa per la prima volta sugli schermi cinematografici nel film di Alberto Sordi "In viaggio con papà" (1982), riscuote notorietà, a livello nazionale, prendendo parte alla serie TV "I ragazzi della 3 C" (1987), di Claudio Risi. Oggi è ideatrice della rassegna culturale "Palazzetto dell'Arte" di Sovana (GR), nonché scrittrice, ruolo per il quale ricordiamo i romanzi "Rosso d'annata" (2007) e "Giallo etrusco" (2010), entrambi editi dalla Sovera Edizioni.

K.: Francesca, quando e come nasce la tua passione per la recitazione?

F.V.: Da sempre. E' stata un'idea, un'immagine che ho sempre avuto in mente.

K.: Ventiquattrenne, fai il tuo debutto teatrale col monodramma di Luciano Codignola "Fa male il teatro" (1980), al fianco del maestro Vittorio Gassman, con il quale parteciperai, nello stesso periodo, anche ad alcune rappresentazioni di "Saul" e de "La divina commedia (in recital)". Come ti ponevi nei confronti dell'arte teatrale, al tempo?

F.V.: Come oggi, con la stessa passione ma con un mare di ingenuità in più.

K.: La prima esperienza cinematografica arriva agli inizi degli anni '80, quando vieni chiamata per interpretare la sorella di Carlo Verdone nel film "In viaggio con papà" (1982), per la regia di Alberto Sordi. Ricordi come fosti avvicinata, per quella produzione? Come affrontasti, il tutto?

F.V.: Mi chiamarono tramite la mia agenzia. Incontrai proprio Alberto Sordi e fu lui a scegliermi. Il primo ciak fu un dramma, perché io, abituata al teatro, non sapevo di dovermi fermare in un punto preciso, di dover aspettare qualche secondo dopo il ciak ecc. ecc. Al primo errore Sordi si infuriò: "Chi l'ha scelta questa?!" e l'aiuto regista: "Lei dotto’..!".

Capirai! Ero abituata a ricevere solo complimenti, per il talento, per la preparazione... Per tutto, insomma! E all'improvviso mi capita una cosa del genere, e davanti ad una troupe di almeno quaranta persone! Ero mortificata, quanto non si può dire. Per fortuna c'era Carlo Verdone, una persona veramente speciale, che mi ha dato due o tre informazioni veloci. Grazie a lui mi sono orientata subito e non ho più sbagliato.

Per di più, c'erano Marcello e Flora Mastroianni che mi hanno consolata facendomi un po’ di complimenti, poi Sordi si è scusato a modo suo (da "vecchio brontolone", disse) e alla fine ho girato il film imparando molte cose e divertendomi un sacco. A proposito: Grazie, Carlo Verdone.

K.: Successivamente al film di Sordi, il tuo volto viene momentaneamente relegato ad un certo cinema disimpegnato: vieni chiamata dai fratelli Vanzina per "Sapore di mare 2 - Un anno dopo" (1983), seguito dell'omonima pellicola di successo; ti vediamo in "Giochi d'estate" (1984) di Bruno Cortini, concepito sulla falsa riga del suddetto e con parte del suo cast (fra cui Massimo Ciavarro e Mauro Di Francesco, Ndr).

F.V.: Relegato? Il cinema è anche commercio, Hollywood insegna. Relegato un film che nell'80 incassa 3 miliardi di lire? Scherzi?! Magari il nostro cinema facesse questi incassi! Sai quanti bei filmi si farebbero, con il reinvestimento! Onore ai Vanzina che hanno lavorato portando soldi al nostro cinema e discredito sui film falsamente intellettuali che non passano la frontiera e mettono in ginocchio il cinema italiano in generale!

K.: Nel 1985, vieni chiamata nuovamente dai Vanzina per la puntata pilota di un prodotto intitolato "Un anno di scuola", per la regia di Neri Parenti. Quale fu la prima impressione sul set di quella serie che poi divenne "I ragazzi della 3 C" (1987)?

F.V.: Non lo so, non ci feci caso. Stavo lavorando con Massimo Ranieri al Teatro Sistina, non ci volevo neanche andare, non mi interessava la televisione. Pensa un po’... Avevo capito proprio tutto, eh?

K.: In questo caso, ti ritrovi a formare una delle due coppie della scalmanata combriccola: se da una parte ci sono gli eterni innamorati (Giacomo Rosselli e Claudia Vegliante), dall'altra abbiamo le studentesse più "estremiste" d'Italia, Elias e Tisini. In che modo ti immedesimavi, in tale personaggio?

Francesca Ventura in una scena tratta dalla 2° stagione de "I ragazzi della 3 C" (1988), di Claudio Risi.

F.V.: Certamente non attingevo esperienza dal mio passato! Sono stata rimandata ogni anno in matematica ed odiavo il liceo, figurati.

K.: Nel ruolo della compagna di banco Elias, troviamo la bresciana Stefania Dadda, che al tempo vantava tre pellicole alle spalle, fra cui "Diavolo in corpo" (1986) di Marco Bellocchio e "Il mostro di Firenze" (1986), di Cesare Ferrario. Come ricordi questa "vita di coppia" durata ben quattro anni?

F.V.: Con alti e bassi, come tutte le vite di coppia.

K.: Se non ricordo male, la prima attrice scelta per interpretare la Valentini fu proprio Stefania...

F.V.: Sì, mi pare di sì.

K.: Uno dei motti del regista e attore statunitense Harold Ramis è "Fate sì che l'altro faccia bella figura e la farete tutti". C'era qualche sorta di competizione su chi dovesse dire le battute, fra te e Stefania o, generalizzando, nel gruppo?

F.V.: No, ognuno aveva il suo ruolo. Certo, noi due eravamo messe un po’ in disparte dal copione, avevamo meno battute, ma ce la siamo cavata alla grande! Recitare è come giocare a tennis: bisogna che l'altro ti passi la palla per dimostrare quanto vali. Pensa se Nadal dovesse trovarsi me, dall'altra parte del campo! Non farebbe una bella figura neanche lui, giusto?

K.: Arrivando a noi, com'è stato il tuo primo incontro con Nicoletta, sul set?

F.V.: Nicoletta era un bel tipo, mi è piaciuta subito. Siamo due che si fanno i fatti loro, quindi stima e rispetto reciproci e niente smancerie.

K.: Trovi che Nicoletta si rispecchiasse, in qualche modo, nel personaggio di Benedetta Valentini?

F.V.: Questo dovresti chiederlo a lei.

K.: Al contrario di molti altri prodotti televisivi a venire, "I ragazzi della 3 C" riuscì, in qualche modo, a scalfire la cultura popolare nostrana, probabilmente per la varietà dei personaggi e per la conseguente identificazione da parte del pubblico. Secondo il tuo parere, qual'è fu l'ingrediente che portò al successo il telefilm?

F.V.: Tutti siamo andati a scuola, tutti abbiamo una famiglia... E poi, noi nove insieme eravamo davvero centrati. Come visi, come caratteri. Non si poteva comporre un cast migliore.

K.: Nel 1989, voi tutti partecipaste alla terza e, a detta di alcuni, più faticosa serie, ad esclusione di alcuni attori: stiamo parlando di Antonello Fassari, sostituito da Mauro Di Francesco, e, per l'appunto, do Nicoletta Elmi. Lei stessa dichiarò, a suo tempo, che abbandonò il telefilm per provarsi sul palcoscenico teatrale.

Francesca Ventura e Nicoletta Elmi in una scena tratta dalla 2° stagione de "I ragazzi della 3 C" (1988), di Claudio Risi.

F.V.: Se lo dice è vero… Io non mi ricordo, credo anzi di non aver mai saputo perché rifiutò la terza serie. Comunque mi è mancata.

K.: Negli anni successivi, la carriera di Francesca Ventura si alterna fra apparizioni cinematografiche (fra cui "Celluloide" (1996), di Carlo Lizzani, e "Il gioco di Ripley" (2002), di Liliana Cavani), televisive ("Distretto di polizia", "Ho sposato uno sbirro") e teatrali ("La locandiera", "Prima del ballo"), per le quali si cimenta anche come regista ("Ho provato a dimenticare"). Cosa rappresenta per te la recitazione, quest'oggi? Ovviamente, prendendo in considerazione le attività extra che andremo a raccontare successivamente.

F.V.: La recitazione, cosa rappresenta? Quello che ha sempre rappresentato: è il mio lavoro, mi piace farlo bene. Se non posso scegliere di recitare in film che mi interessano, faccio altre cose. Per fortuna, ho altri modi per esprimermi artisticamente.

K.: Come già anticipato, Francesca non ricopre solo il ruolo d'attrice, bensì anche quello di romanziera. Il tutto inizia nel 1989, anno in cui si classifica seconda al Premio Internazionale "Borghetto" con il racconto "Romeo": a distanza di ventidue anni, ossia nel 2007, la nostra vede il suo primo romanzo "Rosso d'annata", venir distribuito dalla Sovera Editore. Ci vuoi raccontare il tuo percorso nel mondo della letteratura?

F.V.: Il mio percorso letterario va a pari passo con quello di attrice. Ho sempre scritto, ancor prima di cominciare a studiare recitazione. Ho scritto e letto da quando avevo otto anni. Sono una lettrice accanitissima e molto selettiva. Amo la letteratura dell'800 e scrivo invece in maniera molto moderna. Per immagini, ovviamente...

K.: Sappiamo che quest'anno è uscito un secondo libro, intitolato "Giallo etrusco" (sempre edito dalla Sovera, Ndr).

F.V.: E’ uscito e sta andando molto bene. Mi accingo a scrivere il terzo, se trovo un po’ di tregua da me stessa e da tutto quello che faccio!

K.: Nel tuo futuro c'è qualche progetto che senti di voler condividere con i nostri lettori?

F.V.: Palazzetto dell'Arte, letteratura e anche cinema... Se qualcuno mi sceglie per fare un film che piaccia anche a me.